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L’8 marzo sia per tutti uno spunto di riflessione sulla condizione femminile, a partire da ciò che conosciamo meglio, ovvero il nostro territorio.
Nel giorno della Festa della Donna non possiamo, né vogliamo, dimenticare le vittime di violenza, quella fisica e quella psicologica, quella inflitta a troppe donne e a troppi minori, spesso entro le mura domestiche. A loro innanzitutto va rivolta attenzione: sia per cercare di arginare questo problema, innanzitutto sostenendo concretamente chi denuncia e al contempo spingendo l’acceleratore sulle politiche di prevenzione e sensibilizzazione. Va in questa direzione il nuovo Piano regionale contro la violenza, che ha come obiettivo quello di rafforzare la rete di prevenzione, protezione e sostegno alle donne vittime di violenza.
Ma l’8 marzo sia anche un momento utile a dare forza al ragionamento complessivo sulle “politiche per le donne”, ovvero quell’insieme di regole ed azioni che favoriscono la partecipazione femminile alla vita politica e più in generale alla vita della comunità.
Vanno sicuramente in questa direzione i nuovi impulsi alla rappresentanza politica femminile quali la doppia preferenza di genere per i Consigli Comunali e le Assemblee legislative regionali. A riguardo ricordiamo che l’Emilia-Romagna è prima in Italia sia per il numero di elette al Consiglio regionale (36% contro la media italiana del 18%), è seconda solo alle Marche come percentuale di elette in Parlamento (44,8% contro la media italiana del 30,7%, sommando i dati di Camera e Senato), infine conta la maggiore percentuale di sindaci donne (20,9%).
Il passo più importante, però, è quello che dobbiamo fare sul versante delle politiche di conciliazione, che favoriscano e rendano più semplice, di quanto non sia oggi, la vita delle donne, siano esse lavoratrici o in cerca di occupazione.
Su questo piano è essenziale ripensare i servizi per l’infanzia: anche se in Emilia-Romagna possiamo contare su solide basi, con coraggio, questa Regione saprà innovarsi. La riforma dei servizi educativi per l’infanzia su cui abbiamo iniziato a lavorare, infatti, dovrà garantire più flessibilità, senza mettere in discussione la qualità, introducendo modelli organizzativi e servizi che rispondano in modo ancora più efficace alle esigenze delle famiglie.
L’assistenza agli anziani è un’altra voce che incide sulle scelte delle donne, soprattutto in un Paese e in una Regione in cui aumenta in grado di invecchiamento della popolazione e rallenta quello di natalità.
L’Italia è un Paese in cui troppo spesso lavoro e famiglia sono alternativi l’uno all’altra, e purtroppo la crisi ha inciso ancora di più su questo versante, costringendo a casa tante donne, spesso giovani, e con competenze e professionalità importanti.
La ripresa si può concretizzare solo se riusciamo a modificare questo trend, sostenendo l’occupazione femminile, il superamento degli stereotipi di genere, e valorizzando i modelli e le buone pratiche nel campo della conciliazione, sapendo innovare e costruire nuovi percorsi e nuove risposte per poter garantire sempre di più un’ampia presenza delle donne nella vita lavorativa e sociale.

Lia Montalti : Welcome !

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