Con grande interesse seguo il confronto che si è aperto a livello locale rispetto al riordino istituzionale ed alle opportunità che si potranno determinare per il futuro del nostro territorio.

Gli interventi ed i contributi apparsi sulla stampa negli ultimi giorni da parte dei sindaci Paolo Lucchi, Massimo Bulbi e Marco Baccini, e non solo, dimostrano come da parte delle amministrazioni locali vi sia l’esigenza di trovare un nuovo assetto istituzionale, che possa rispondere ai bisogni dei cittadini, garantendo maggiori opportunità e risorse al nostro territorio.

Per questo è da cogliere in maniera fortemente positiva la discussione che è stata lanciata dai sindaci delle zone montane e collinari del cesenate rispetto a possibili percorsi di fusione di quei comuni, come risposta alla sempre maggiore difficoltà a garantire risorse e servizi. Il percorso di fusione infatti è fortemente incentivato dalla Regione che mette a disposizione, per i comuni nati dalle fusioni, un sistema di contributi per i primi 15 anni, con risorse certe e sblocco del patto di stabilità, e una “priorità assoluta” per 10 anni nei programmi e provvedimenti regionali che prevedono contributi per gli enti locali.

E’ ovvio che un percorso di fusione non si deve basare solo sul far quadrare i conti e i bilanci. Deve essere costruito su una visione che guarda al futuro delle comunità, al rilancio di quei territori, con politiche e strategie condivise con i cittadini. Ovviamente è più facile costruire un percorso di questo tipo sapendo che si possono poi avere a disposizione risorse sicure per realizzarlo.

Quello delle fusioni è uno dei tasselli inseriti nel confronto sul riordino istituzionale che si è aperto a livello regionale, e che si tradurrà nei prossimi mesi in una articolata legge, per ridisegnare le relazioni tra regione, comuni, unioni e province. Su questo da mesi abbiamo avviato una discussione sia all’interno del Pd cesenate, sia con i rappresentanti delle istituzioni locali e del territorio romagnolo.

Tra i Comuni, organizzati in Unioni, e la Regione è evidente come sia necessario ripensare un livello intermedio, mantenendo una vicinanza al territorio, e promuovendo al contempo politiche di più ampio respiro, rispetto al tradizionale livello provinciale.

Su questo versante il nostro territorio si gioca una partita fondamentale, e condivido dunque il ragionamento sulla città metropolitana romagnola rilanciato anche del sindaco Lucchi.

Insieme agli altri consiglieri regionali della Romagna, sto dunque lavorando in tale direzione, affinchè si possa concretizzare il progetto di Area vasta Romagna, superando i limiti e le contraddizioni del sistema provinciale, e chiedendo alla Regione di riconoscere, alla futura area vasta romagnola, medesime funzioni e risorse che oggi sono già previste, a partire dalla legge nazionale, per la città metropolitana di Bologna.

La città metropolitana romagnola rappresenta la migliore opportunità per i nostri territori di costruire, insieme, una visione strategica, non solo in una logica di alterità a Bologna, ma soprattutto valorizzando e facendo crescere le eccellenze della Romagna, e potendo anche contare su maggiori risorse da investire. Penso per esempio al tema delle infrastrutture, del turismo, dei fondi europei, alla sicurezza e tuteladel territorio e alle nostre filiere produttive di eccellenza.

Un percorso che deve vedere i territori fortemente protagonisti, e sul quale, presto, come rappresentanti di questo territorio e delle istituzioni saremo chiamati a misurarci, cercando di tradurre in scelte concrete, le idee e le esperienze fin qui maturate.

Lia Montalti : Welcome !

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