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Nella delibera approvata in Regione un piano di recupero degli alloggi ERP insieme alla modifica ai criteri di accesso ma anche attenzione al co-housing e al fondo per le barriere architettoniche. La soddisfazione della consigliera cesenate, capogruppo PD in Commissione

 

BOLOGNA – ‘Un piano casa con cui si cerca di migliorare la corrispondenza tra la domanda del servizio e l’effettiva erogazione rispetto ad un’esigenza primaria come quella abitativa’

La consigliera Lia Montalti, capogruppo PD in Commissione Territorio, si fa portavoce della soddisfazione dei consiglieri democratici per l’approvazione del Piano coordinato e pluriennale delle politiche abitative. ‘E’ un importante volano messo a disposizione dei Comuni, insieme ai programmi di riqualificazione che puntano a rimettere a disposizione del mercato tutti gli alloggi a disposizione e che punterà a ridurre del 50% il consumo energetico’

Il piano contiene interventi per il ripristino, recupero ed efficientamento energetico degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) grazie a finanziamenti per 35 milioni di euro; 12 milioni destinati al bando per incentivare l’acquisto della prima casa da parte degli under 40; il rilancio dell’housing sociale e del co-housing attraverso l’adesione a fondi immobiliari chiusi; contrasto all’emergenza abitativa tramite due fondi da quasi 15 milioni di euro per l’affitto e la morosità incolpevole e, infine, il ripristino del fondo regionale contro le barriere architettoniche, che nel 2015 potrà contare su 1 milione di euro.

Approvato anche l’emendamento proposto del Pd che prevede, per l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, la ‘residenza anagrafica o attività lavorativa stabile ed esclusiva o principale nell’ambito territoriale regionale da almeno 3 anni’

Con questo provvedimento, già assunto da altre Regioni – sottolinea la Montalti si cerca di dare una risposta puntuale ed efficace per governare un fenomeno complesso, valorizzando l’appartenenza alla comunità. Al di là delle posizione ideologiche – ribadisce la consigliera regionale –pensiamo che quello dei 3 anni sia un criterio di buon senso e di equità che fornisce un supporto ai territori e ai Comuni rispetto alla gestione delle graduatorie

 

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