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Cara Europa,
Adesso, dopo il Brexit, devi decidere chi sei e dove vuoi andare.
Oggi finisce un’epoca. I 70 anni in cui, in un modo o nell’altro, gli stati europei hanno deciso passo dopo passo di costruire un percorso comune. I 70 anni di un’Europa che con i propri pregi e difetti ha garantito pace, benessere, diritti a milioni di cittadini europei.
Questo progetto comune ha perso negli ultimi anni la sua identità, soffocato dall’incapacità di trovare soluzioni comuni alla crisi economica e schiacciato dalla burocrazia fredda dei numeri.
La politica non si è più occupata del progetto europeo per molto tempo, se non per scaricare sull’Europa, quando era necessario, colpe e responsabilità. E questo è il volto opaco dell’Europa che contrasta con la quotidianità e le esperienze che in questi decenni abbiamo maturato a partire da quella libertà di muoversi, viaggiare, lavorare e studiare tra i paesi europei che è la nostra più grande conquista.
Sono diversi anni che per lavoro, ma soprattutto per passione, mi occupo di progetti europei e di educazione alla cittadinanza europea. Ho incontrato tante persone e tanti giovani.
E quello che ho visto, specialmente per le generazioni under 40 è che già esiste una identità europea, con una cultura comune e una comunanza di esperienze e di valori. E’ la nostra identità. Non a caso nel Referendum inglese la maggior parte dei giovani ha votato per rimanere dentro l’Unione Europea.
Sto ascoltando le dichiarazioni dei sostenitori del Brexit e penso che ci troviamo di fronte alla pochezza di uomini che antepongono ai destini di milioni di persone le proprie ambizioni politiche con il grande inganno del populismo, che promette ai cittadini soluzioni semplici che non si potranno verificare. Mi chiedo come sia possibile pensare che il rilancio di uno stato possa venire dallo stare da soli in mezzo al mare.
E allora oggi è un giorno triste per chi come me ha creduto e ancora crede fortemente che solo insieme, come paesi europei, possiamo affrontare la complessità del nostro tempo e i problemi che ci troviamo di fronte, la disoccupazione, le nuove povertà, il terrorismo, l’immigrazione. E penso che la soluzione la si trovi con un percorso comune non per affezione ad una idea europeista lontana dalla realtà, ma perché abbiamo una storia che concretamente ce lo ha dimostrato.
Non abbiamo più alibi. L’Unione Europea deve tornare a fare ciò per cui è nata, garantire pace, diritti e benessere a tutti i cittadini europei.
E questo lo si può fare solo rivedendo radicalmente le politiche europee, con delle proposte concrete.
La prima, da mettere in campo subito, rivedere i vincoli di bilancio che impediscono ai governi, e agli enti regionali e locali, di poter fare investimenti di qualità sugli ambiti che possono ridare slancio alla nostra economia e al mercato del lavoro come ricerca, innovazione, green economy, istruzione, ammodernamento delle infrastrutture pubbliche solo per citarne alcuni.
E poi dobbiamo recuperare la nostra anima più profonda, quella dei diritti e dell’equità, dando una risposta alle disuguaglianze sempre più profonde che dilaniano le nostre comunità.
Abbiano gli Stati europei il coraggio di rilanciare il percorso che ci porti ad una Costituzione europea, su cui rifondare la casa comune europea.
La strada non è solo nel rilancio dell’economia, la politica deve avere coraggio e visione. Il coraggio di dire che non possiamo più permetterci una Europa fatta di compromessi al ribasso, governata da burocrati e da numeri. Abbiamo bisogno di una Europa democratica che torni a guardare in faccia le persone.
E poi dobbiamo rimettere al centro il futuro dei cittadini europei con una visione che traguardi i singoli mandati elettorali e gli obiettivi personali.
Infondo questa è anche la storia che ci ha portato fino a qua. Ed è fatta di tante donne e di tanti uomini che in questi 70 anni sono stati in grado di superare paure, egoismi e confini e di realizzare dopo la tragedia delle due guerre mondiali un futuro di pace per i popoli europei.

Lia Montalti : Welcome !

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