Grazie, presidente. Anch’io saluto i nostri ospiti, la presidente Barbara Duden, gli europarlamentari. Questo è un momento importante per l’Assemblea legislativa anche a dieci anni dall’avvio di questo percorso solido che è la Sessione europea, con cui noi ci confrontiamo annualmente in maniera continuativa con la dimensione e le politiche europee. Quest’anno poi la Sessione europea ha visto un ulteriore protagonismo dell’Assemblea legislativa, è stato ricordato: lo scorso 8 maggio la nostra Assemblea ha approvato, proprio alla vigilia della Festa dell’Europa, la riforma della legge n. 16/2008, una riforma nata al fine di dare nuovi impulsi, migliorare i nostri strumenti e coinvolgere maggiormente i territori e i cittadini in tutti gli aspetti relativi alla partecipazione dell’Emilia-Romagna alla formazione ed implementazione delle politiche e delle normative europee. La nuova legge nasce su proposta consiliare ed è stata approvata nella consapevolezza che le Regioni possono giocare un ruolo importante e strategico di fronte al crescente euroscetticismo, portando in Europa le istanze dei cittadini, ma anche avvicinando l’Europa ai territori attraverso programmi e progetti concreti.

L’Europa delle Regioni si può tradurre in un’immagine: quella di un’Europa che deve tornare ad avere il volto o, meglio, lo sguardo dei propri cittadini. La presenza oggi in Assemblea legislativa della presidente Duden – che ringraziamo –, presidente della Commissione CIVEX del Comitato europeo delle regioni, è particolarmente rilevante proprio perché in questa fase dobbiamo sempre di più rivendicare il ruolo positivo che le Regioni e gli enti locali possono avere nella riforma del progetto europeo e rilanciare il concetto di cittadinanza europea quale elemento fondante di partecipazione democratica all’Europa unita. La riforma della legge n. 16 ha come novità assoluta l’introduzione del Titolo II, dedicato proprio alla promozione della cittadinanza europea. Un segnale importante della nostra Regione che vede nell’esercizio di una cittadinanza matura e consapevole l’unico modo per poter costruire un percorso democratico e vicino ai bisogni delle persone, ma anche alle loro aspirazioni e ai loro progetti. Proprio per questo la nostra Regione ha introdotto l’educazione alla cittadinanza europea e il sostegno a progetti che promuovano la memoria e la storia dell’integrazione europea come elementi portanti della partecipazione emiliano-romagnola alla dimensione europea. Senza memoria, senza conoscenza della propria storia ed identità, senza consapevolezza, infatti, non c’è scelta e non c’è futuro.

Voglio evidenziare ulteriori aspetti che sono stati inseriti nella riforma della Sessione europea, ovvero più strumenti di partecipazione come la rete regionale europea e le consultazioni on line, sul modello di quelle effettuate anche dalle istituzioni europee e dal Comitato delle regioni, strumenti che hanno l’obiettivo di coinvolgere la comunità regionale nella fase di partecipazione ascendente alle politiche europee e che – sono certa – potranno migliorare anche la fase di attuazione e di implementazione in chiave regionale e locale delle politiche della normativa europea. La Sessione europea deve infatti sempre di più diventare un’occasione di partecipazione e l’impegno dell’Assemblea legislativa deve essere orientato a questo: dare voce ai cittadini emiliano-romagnoli, anche alla luce delle numerose implicazioni che le scelte europee hanno con la nostra quotidianità.

Nell’atto di indirizzo, su cui saremo chiamati tra poco ad esprimerci, l’Assemblea Legislativa manifesta l’interesse, chiede l’impegno della Giunta a seguire l’iter di quegli atti e proposte preannunciate dalla Commissione europea nel proprio programma di lavoro annuale e approfondite nell’ambito del lavoro svolto dentro le varie Commissioni assembleari. Tale atto contiene tutte le considerazioni emerse nel corso del dibattito politico nelle diverse Commissioni assembleari sulle tematiche di rilevanza europea.

Entrando nel merito di ciò che abbiamo avuto modo di discutere nelle Commissioni, possiamo toccare con mano quanto le realtà di tutti noi, così come gli scenari futuri, abbiano fortemente a che fare con le politiche che ogni giorno sono discusse ed elaborate ed approvate a Bruxelles. Cito rapidamente per titoli alcune delle priorità individuate rispetto al programma di lavoro 2018 della Commissione: il piano d’azione sull’economia circolare, l’iniziativa sul futuro europeo sostenibile, il completamento del mercato unico digitale, l’unione dell’energia e il futuro della politica europea per l’energia e il clima, il pacchetto equità sociale, il tema dell’approvvigionamento alimentare, comunicare l’Europa e un’Europa più efficiente e democratica. In questo brevissimo excursus (in realtà i temi affrontati sono stati molti di più) si sintetizza un lavoro complesso e robusto che non si conclude con il voto di oggi, ma che da questa Sessione europea prende slancio per il lavoro che ci attende nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

In tutto questo sicuramente il tema che più ha scaldato il dibattito è quello relativo – e l’abbiamo già sentito negli interventi in Aula – al prossimo quadro finanziario pluriennale e agli impatti che potrebbero verificarsi sulla politica di coesione e sulla politica agricola comune. La nostra Regione sta portando avanti a Bruxelles (e non solo) una battaglia per difendere la PAC e la politica di coesione, ma rilanciando il metodo con cui queste politiche vengono portate avanti. L’Emilia-Romagna ha convintamente aderito alla “Cohesion alliance”, frutto della collaborazione tra le più importanti associazioni europee, enti locali e regionali e al Comitato europeo delle regioni. Obiettivo fondamentale è che il bilancio dell’Unione europea dopo il 2020 consenta di mettere a disposizione di tutte le Regioni dell’Unione europea una politica di coesione più forte, più efficace, più visibile. È fondamentale infatti che la politica di coesione e la politica agricola comune, che sono le politiche più vicine ai territori e che vedono come aspetto portante il coinvolgimento delle Regioni sia in fase di programmazione che di attuazione, vengano sostenute da adeguate risorse e vengano valorizzate nelle loro prerogative: l’approccio territoriale, la governance multilivello, la programmazione strategica pluriennale e l’orientamento ai risultati. Se pensiamo infatti all’esperienza che stiamo portando avanti in Emilia-Romagna, ci si rende chiaramente conto di come questo tipo di politiche siano strumento irrinunciabile per lo sviluppo del territorio. Per fare alcuni esempi concreti, basta fare riferimento ai recenti dati presentati in occasione del Comitato di sorveglianza del POR-FESR che si è tenuto proprio a Cesena la settimana scorsa. Dall’avvio della programmazione 2014/20 il POR-FESR della nostra Regione ha ammesso a finanziamento 2.294 progetti di imprese ed enti pubblici e questo ha collocato l’Emilia-Romagna al terzo posto tra le 274 Regioni europee per numero di progetti selezionati. Ad oggi sono stati stanziati dal programma 365 milioni di euro, pari al 75 per cento delle risorse programmate, risorse che saranno erogate a imprese, centri di ricerca, enti pubblici, liberi professionisti per realizzare progetti in diversi settori di intervento, a partire dall’ambito della ricerca e dell’innovazione, la competitività, l’attrattività del sistema produttivo e la green economy. È evidente che sarebbe impossibile poter attuare lo stesso tipo di interventi di politiche di sviluppo senza l’ausilio delle risorse europee e questo noi lo dobbiamo far comprendere a Bruxelles, ma anche ai nostri cittadini, nella convinzione che l’euroscetticismo si combatta solo riempiendo l’Europa di contenuti vicini e concreti, di opportunità.

Alla presenza della presidente Duden vorrei anche evidenziare non solo il merito della proposta portata avanti dalla “Cohesion alliance”, ma anche quello che è un metodo in cui, come Regione, crediamo profondamente: portare avanti insieme ad altre realtà proposte e contenuti frutto dell’esperienza dei territori e frutto di una visione che vede nella sussidiarietà, nel coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali, nella condivisione della governance delle politiche e nella messa in campo di strumenti che non guardino solo alla grande dimensione, ma anche alla realtà locale, l’unica vera strada per poter tornare ad un’Europa vicina, concreta che dà risposta e offre opportunità. Abbiamo infatti oggi più che mai bisogno di affrontare i problemi dell’Unione europea, ribadendo però i principi che ci vedono uniti. E proprio l’intervento della presidente Duden ce lo ha ricordato con quella bella carrellata di progetti promossi nei territori. E quali sono questi principi, se non quelli che troviamo scritti nei trattati, ma che i cittadini europei troppo spesso vedono lontani e a volte disattesi? A partire da quel principio di solidarietà che potrebbe davvero ridare un’anima alla dimensione europea e può farlo anche attraverso politiche, come quella di coesione, che è fatta di strumenti concreti vicini, risorse per realizzare progetti, obiettivi comuni che si traducono in idee, in investimenti e in realizzazioni.

Concludendo, di fronte ai nuovi sovranismi che, ahimè, tentano tante forze politiche (sono stata lieta di sentire delle posizioni un po’ diverse dai colleghi in aula fino ad ora nel dibattito che si è sviluppato, però in queste settimane in realtà sull’Europa abbiamo sentito a livello nazionale ben altre posizioni che ci preoccupano, ma che speriamo vengano disattese), può invece risuonare forte da questa Assemblea legislativa un messaggio: ricostruiamo l’Europa dai cittadini partendo dai territori e dalle Regioni, partendo da un nuovo protagonismo delle autonomie e puntando quindi su due elementi fondamentali (una maggiore democrazia delle istituzioni europee e una cittadinanza rinnovata su cui investire) e sicuramente noi istituzioni locali possiamo dare voce ai nostri cittadini e possiamo rilanciare il progetto europeo partendo da loro e partendo dai territori.

Lia Montalti : Welcome !

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