Oggi abbiamo approvato in Assemblea Legislativa la nuova Legge regionale sulla partecipazione dell’Emilia-Romagna alle politiche europee, di cui sono stata relatrice. Di seguito trovate il video e il testo del mio intervento in Aula.

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 IL MIO INTERVENTO IN AULA


Grazie Presidente,

Credo sia particolarmente rilevante discutere in Assemblea Legislativa oggi, vigilia del 9 Maggio, Festa dell’Europa, la proposta di riforma della legge regionale 16 del 2008, di cui sono prima firmataria.

Un progetto di legge che ha l’obiettivo di rafforzare modalità e strumenti per intervenire come Regione, in modo efficace, nei processi decisionali che sono alla base della costruzione delle politiche e delle normative europee, dando voce e veicolando le istanze che provengono dal territorio regionale.

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, nè sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Questa è una delle affermazioni contenute nella Dichiarazione di Schuman, fatta il 9 maggio 1950, che diede impulso al percorso di integrazione europea.

Parto da qui per illustrare il nostro progetto di riforma, consapevole che oggi più che mai vi sia il bisogno di rilanciare il progetto europeo,restituendogli  una dimensione più vicina alle persone ed ai territori, e che, in questo, le regioni possono essere protagoniste rinnovate.

Il raggiungimento di questo obiettivo, un’Europa più vicina, passa infatti anche dalla capacità delle regioni di giocare un ruolo attivo sullo scenario europeo dando un contributo qualificato, sia in termini di visione generale e definizione delle priorità, sia rispetto alla programmazione e alla realizzazione di iniziative e progetti concreti.

La partecipazione dell’Emilia-Romagna alle politiche europee non nasce oggi. La Legge regionale 16 del 2008 ha dato, a partire dall’entrata in vigore, risultati importanti. Dal 2008 infatti la Regione Emilia-Romagna ha sviluppato un proprio modello di partecipazione che trova il suo momento di sintesi nell’annuale Sessione europea.

Dall’entrata in vigore della Legge 16 del 2008 si sono svolte 9 Sessioni comunitarie, sono state approvate 52 risoluzioni (sulla fase ascendente); 9 risoluzioni relative alle consultazioni del Comitato delle regioni e della commissione UE; e sono state approvate ben 5 leggi comunitarie.

L’intervento di modifica in discussione si è reso necessario per adeguare la legge 16 alle novità normative intervenute negli ultimi anni, a partire dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e la successiva approvazione della legge nazionale 234 del 2012.

La riforma rafforza il coordinamento e la collaborazione tra Giunta e Assemblea Legislativa, migliora la partecipazione e la trasparenza, rafforza le relazioni inter-istituzionali e dà attuazione ai principi europei come il “legiferare meglio”.

Il progetto di legge rappresenta perciò un’occasione importante per arricchire l’attuale  legge regionale, migliorando ulteriormente i meccanismi di funzionamento e introducendo alcune novità collegate all’esperienza maturata nel corso delle precedenti Sessioni europee.

La riforma inoltre riunisce in un’unica norma tutte le disposizioni relative alle relazioni tra Regione e UE: vengono formalizzate infatti le procedure interne sull’adozione dei programmi operativi dei Fondi strutturali, vengono esplicitate le procedure di modifica per la disciplina delle attività di servizi, vengono infine definiti gli atti regionali che istituiscono o modificano i regimi di aiuti di Stato.

Si introducono anche strumenti che sono stati sviluppati negli anni sulla base dell’esperienza applicativa legge 16/2008, con la codifica di prassi di lavoro, come l’ audizione degli stakeholders sul programma della commissione UE o il rapporto conoscitivo della Giunta regionale.

Si vuole inoltre dare impulso agli strumenti di partecipazione ai processi decisionali europei ricorrendo agli strumenti di partecipazione già previsti e sperimentandone di nuovi, come le consultazioni online o l’attivazione della Rete regionale europea.

Va evidenziata inoltre la novità rappresentata dal titolo II bis relativo alla “promozione e al sostegno della cittadinanza europea e della storia dell’integrazione europea”.

Tre sono le parole chiaveche possono sintetizzare la riforma:

➢ Informare

➢ Partecipare

➢ Proporre

L’informazione e l’educazione alla cittadinanza europea sono il primo passo per maturare una consapevolezza in relazione ai temi correlati all’Unione Europea.

La legge introduce da questo punto di vista una grande novità collegata alla possibilità di finanziare progetti di enti locali, scuole e associazioni che riguardano l’educazione alla cittadinanza europea, la storia dell’integrazione europea, la conoscenza e la visita alle istituzioni europee, l’approfondimento dei programmi europei e delle opportunità.

Si concretizza dunque la possibilità di promuovere progetti di sostegno e valorizzazione dell’identità europea dei cittadini emiliano-romagnoli, un aspetto che sino ad oggi non era stato esplicitato in nessuna normativa regionale e che si inserisce anche in una ideale continuità con gli obiettivi promossi  dalla legge regionale sulla Memoria del 900.

Il secondo aspetto da evidenziare è quello relativo alla partecipazione. La proposta di legge rafforza e codifica quelli che sono gli strumenti di partecipazione già in essere collegati alla  Sessione europea. La nuova norma, inoltre, mette in campo anche nuovi strumenti per allargare la partecipazione a tutta la comunità regionale.

L’articolo 3 ter della legge prevede infatti la costruzione della Rete europea regionale rivolta agli enti locali, alle associazioni, ed ai rappresentanti del territorio emiliano-romagnolo, per migliorare e rendere più efficace la loro partecipazione alle iniziative e alle consultazioni promosse dall’Assemblea Legislativa e dalla Giunta regionale.

Infine, il terzo elemento riguarda il proporre. La partecipazione alla fase ascendente e discendente delle politiche e delle normative europee presuppone la capacità di proporre modifiche e integrazioni, riuscendo ad anche anticipare e a valutare gli effetti che le nuove politiche e le nuove norme europee potranno avere a livello regionale.

Il percorso che ha portato a questo progetto di legge è stato lungo, proprio per la complessità del tema affrontato e la necessità di coordinarsi con un quadro nazionale ed europeo di normative e di strumenti.

Per questo ritengo importante ringraziare tutti coloro che a diverso titolo sono stati protagonisti di questo lavoro, con disponibilità e anche con grande attenzione e passione. Passione, competenza ed impegno che vengono costantemente messi in campo durante tutto l’anno nei diversi passaggi che caratterizzano la Sessione Europea.

In primis la Presidente Saliera e l’Assessore Bianchi.

Il direttore Leonardo Draghetti, Barbara Attili, Anna Voltan e il servizio legislativo dell’Assemblea Legislativa. E poi un ringraziamento a Maurizio Ricciardelli, a tutto il suo staff e ad Andrea Orlando. 

Devo anche ringraziare per la disponibilità il presidente della Prima commissione Massimiliano Pompignoli e per ultima, ma non meno importante la vice-presidente Ottavia Soncini per avermi per prima avvicinato a questo percorso.

E ovviamente tutti i colleghi consiglieri che hanno partecipato all’iter del pdl. Spero anche di non aver dimenticato nessuno.

Esauriti i doverosi ringraziamenti vorrei cogliere l’opportunità della discussione in Aula, non solo per ribadire l’impegno della nostra regione come attore attivo delle politiche europee, ma anche per riflettere su quello che può essere il ruolo di una regione e delle regioni nel contesto europeo.

Che senso ha l’impegno di una regione in un quadro di politiche che si collocano in uno scenario ben più ampio di quello squisitamente territoriale?

Un esempio immediato ci viene proprio dal percorso che stiamo affrontando sul versante della discussione in merito al futuro delle politiche di coesione e della Politica agricola comune.

La nostra Regione, insieme a molte altre regioni europee (con cui ha promosso  l’Alleanza per la Coesione), è fortemente contraria a scenari che tolgano risorse ai territori e a settori fondamentali della nostra economia, come l’agricoltura, accentrando nelle mani di Bruxelles o solo degli stati, le risorse e anche la programmazione.

La voce dell’Emilia-Romagna può risuonare forte, perchè negli anni abbiamo acquisito la capacità di muoverci in rete con altre regioni, facendolo non solo nei momenti difficili, ma come strategia costante nella partecipazione alle diverse politiche, interpretando  dunque in maniera positiva l’opportunità che le politiche di coesione e il dialogo diretto di Bruxelles con le regioni ci hanno messo in mano.

Una voce quella emiliano-romagnola forte anche della propria capacità di gestire programmazione e risorse in maniera positiva, attraverso un corretto utilizzo dei fondi europei, che ci ha portato in questa programmazione già ad avere messo a bando l’80% delle risorse disponibili e ad averne concesse il 50%.

Partecipare a questa fase di discussione e confronto con la Commissione Europea,  in merito al futuro delle politiche di coesione, significa cercare di salvaguardare quelle che sono risorse fondamentali per lo sviluppo del nostro territorio.

E significa soprattutto mobilitarsi per far sì che il principio di sussidiarietà e di governance multilivello, non sia solo un valore di riferimento scritto nei trattati, ma che continui a concretizzarsi nelle politiche europee strategiche, dando spazio e competenze ai diversi livelli istituzionali territoriali.

Questo progetto di legge mette nelle mani della nostra regione molti strumenti di partecipazione e condivisione con il territorio, gli stakeholders ed i cittadini. E lo fa proprio nello spirito di poter implementare al meglio le politiche europee territoriali, anche con l’ambizione e la volontà di saper elaborare proposte chiare e attuabili da portare a Bruxelles.

Da questo punto di vista credo che dovremmo cogliere sempre di più  l’occasione dei percorsi che scaturiscono e che sono correlati con le diverse fasi della Sessione europea, per far sì che l’assemblea legislativa e le sue commissioni diventino luogo di elaborazione, di  proposta, facendo un passo oltre, più maturo rispetto ad un’espressione di singoli pareri settoriali, e forse per far questo serve anche dotarci di un luogo di confronto che anticipi il lavoro in commissione come può essere per esempio un intergruppo dedicato alla sessione europea.

Voglio portare anche un altro esempio positivo, che ritengo sia da replicare, di partecipazione della nostra regione, e dell’Assemblea Legislativa alle politiche europee, ovvero la nostra legge sull’economia circolare, approvata nel 2015, che ha anticipato alcuni degli obiettivi contenuti nel pacchetto di direttive europee sull’economia circolare, a cui proprio la scorsa settimana il Parlamento europeo ha dato via libera.

Ecco un esempio in cui la nostra regione si è fatta promotrice di una politica innovativa, anticipando gli esiti del confronto in atto sul piano europeo, e mettendo in campo strumenti concreti da attuare nei territori, per avviare sin da subito il percorso verso un’economia circolare, che possa coniugare sostenibilità ambientale e crescita economica.

Due modalità quella della partecipazione al confronto sulle future politiche di coesione e quella relativa all’economia circolare che ci dimostrano come non solo sia necessario che la regione partecipi alle politiche europee, ma che farlo in maniera costante, propositiva e con la capacità di rielaborare le proprie politiche possa diventare fonte di innovazione e di costruzione di opportunità per i cittadini e le imprese emiliano-romagnole.

Da questo punto di vista dunque assume anche un valore profondo e complementare il titolo due bis del progetto di riforma, laddove si parla di promozione della cittadinanza europea, perché, come l’istituzione deve essere matura e partecipe per poter davvero portare l’Europa nei territori e portare il proprio territorio in Europa, così è importante far crescere il senso della cittadinanza europea tra i cittadini emiliano-romagnoli anche per riuscire a tradurre in termini concreti, vicini, in opportunità quella che è la nostra partecipazione all’UE, e ciò che ne consegue.

Concludo con un’ultima riflessione.

Una riforma come questa che punta sull’informazione, sulla partecipazione e sull’elaborazione di proposte, può rappresentare una risposta concreta per superare l’idea di una Europa da “subire” rilanciando un nuovo protagonismo delle istituzioni locali, delle persone e dei territori, che è forse l’unica strada che oggi abbiamo per poter colmare la distanza che si è andata creando tra i cittadini europei e Bruxelles.

Sappiamo che il percorso non è semplice, ma l’Emilia-Romagna da sempre si è connotata come una regione europea, una regione che è pronta ancora una volta a  misurarsi col desiderio di futuro.

Citando il Manifesto di Ventotene, possiamo dire che “la via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa e lo sarà”.

Lia Montalti : Welcome !

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