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Clicca qui per ascoltare il mio intervento in assemblea legislativa sulle politiche europee regionali – 26 gennaio 2015

Ho partecipato alla discussione del programma di legislatura con un intervento in assemblea legislativa sulle politiche europee regionali – 26 gennaio 2015

Il testo completo del mio intervento:

L’Emilia-Romagna riparte dall’Europa, con l’ambizione di essere una protagonista attiva e propositiva delle politiche europee.

Nel contesto europeo l’Emilia – Romagna è sinonimo di buona amministrazione e di benessere e da sempre è parte di quelle regioni europee virtuose che hanno saputo, negli anni, costruire una visione di Europa, in cui la crescita e lo sviluppo economico sono  coniugati con la coesione sociale ed un’ alta qualità di welfare e servizi.

La crisi, che sta mettendo a rischio la tenuta sociale ed economica del nostro territorio, ha rimesso in discussione il nostro ruolo e il nostro posizionamento anche nel contesto europeo.

E allora oggi ci troviamo prima di tutto di fronte ad una grande sfida. Quella di far ripartire la crescita, misurandosi con le regioni più avanzate d’Europa. Ma anche e soprattutto essere come Emilia-Romagna un soggetto che, nell’interlocuzione con le istituzioni europee e le altri regioni d’Europa, si fa promotrice di una nuova visione politica europea che rimetta al centro i territori e i cittadini. L’abbiamo detto più volte in campagna elettorale. Questa dovrà essere una legislatura costituente per una nuova fase di regionalismo europeo.

Dovremo quindi saper giocare fino in fondo il nostro ruolo politico per poter promuovere un cambiamento della strategia economica e sociale dell’Europa e per poter assumere un ruolo di leader, tra le altre regioni, nella progettualità strategica europea.

Per far questo è necessario avere una consapevolezza chiara dell’importanza che la dimensione europea rappresenta per la nostra Regione. La spinta a giocare sempre di più un ruolo da protagonisti nell’orizzonte europeo è uno dei temi centrali del Programma di governo che il Presidente ha illustrato.

Ereditiamo una regione che ha saputo distinguersi in Europa per il virtuoso utilizzo dei fondi europei, per le performance a livello delle più avanzate regioni europee su temi fondamentali come la qualità dei servizi, lo sviluppo del sistema della ricerca, l’export e la produzione.

Ma oggi se vogliamo fare dell’Emilia-Romagna la locomotiva del cambiamento in Italia ed in Europa dobbiamo essere in grado di esprimere una nuova ed innovata visione politica e amministrativa.

Va in questo senso la scelta importante fatta dal Presidente di costituire un Assessorato all’Europa che coordini le nostre politiche europee, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi europei.

Creare sinergia, collaborare, mettere in rete e fare sistema. Espressioni che forse sono troppo spesso utilizzate, ma che rappresentano la prima strategia che la nostra Regione dovrà essere in grado di attuare. Questo non solo nei confronti delle proprie dinamiche politiche ed amministrative interne, ma aprendosi alla realtà regionale, alle nostre imprese, ai cittadini ed ai territori.

Da un lato sarà sempre di più necessario rafforzare l’azione della Regione Emilia-Romagna a livello europeo nella relazione con le istituzioni comunitarie, investendo in un’azione unitaria e convergente di tutti i soggetti dell’Emilia-Romagna che operano nel campo delle imprese, della ricerca, dello sviluppo sociale e delle amministrazioni locali.

Ma dovremmo porre anche una grandissima attenzione a quella che sono le politiche di coesione territoriale.

Mi soffermo di più su questo aspetto che contiene al suo interno molteplici complessità. Coesione significa che nello sviluppo delle politiche di programmazione dei fondi strutturali la Regione dovrà essere in grado di tenere dentro le varie realtà territoriali, economiche e sociali, dando la possibilità a tutti di giocarsi la propria chances.

La vera sfida è quella di riuscire a costruire politiche e strumenti che permettano a quei territori, a quelle imprese o persone che hanno progetti, competenze ed idee di poter avere una propria occasione da giocarsi fino in fondo.

Dovremo essere in grado di farlo garantendo un equilibrio che rispetti le differenze e le criticità, le peculiarità e specificità. Penso, solo per fare un esempio, a quelle delle realtà territoriali, la montagna con le sue complessità, che sono diverse dalla pianura o dalle  aree a vocazione turistica come la costa.

Le politiche di coesione e la programmazione dei fondi strutturali rappresentano la più grande opportunità in termini di risorse allocate e di strategie che ci giochiamo in  questa legislatura.

Due miliardi e mezzo di euro, da spendere entro il 2020, che possono dar vita ad investimenti ed occupazione e che non sono certo risorse ordinarie. Sono risorse che devono essere utilizzate su progetti straordinari, straordinari per la qualità delle proposte e delle idee da mettere in campo.

Non ci dobbiamo nascondere che in questa fase la politica di coesione regionale soffre una complessità e una incertezza in più legata al riordino istituzionale. E anche su questa dimensione la Regione può giocarsi una carta importante. Costruire sulla programmazione dei fondi europei spazi nuovi di confronto con i territori con gli enti locali, le Unioni. Non sottrarsi a quel tipo di interlocuzione, ma rafforzarlo. Perché solo attraverso un confronto politico e amministrativo costante con le realtà locali potremo davvero essere in grado di raggiungere gli obiettivi ambiziosi che ci siamo dati, realizzando progetti di qualità che abbiano un impatto positivo e reale e che possano contribuire a quella che il Presidente ha più volte definito la nostra ossessione ovvero quella di creare Lavoro.

L’Emilia-Romagna può dunque essere promotore e protagonista delle grandi strategie europee.

Tra queste sul piano della ripresa, Europa 2020, la strategia per la crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. Lo strumento da utilizzare sono i fondi europei, ma soprattutto dobbiamo lavorare su una visione politica che veda la nostra Regione tra quelle che spingono l’Europa nella direzione della crescita, dell’integrazione e anche del protagonismo politico ed economico sullo scenario mondiale.

Possiamo anche in questo senso e soprattutto in questa fase avere un ruolo importante. Penso alla politica del Mediterraneo. L’Emilia-Romagna tradizionalmente ha un ruolo di confine tra le aree del centro nord Europa e le altre regioni italiane ma anche mediterranee.

In questa fase di relazioni così complessa e di grandi cambiamenti politici e sociali possiamo essere protagonisti. A partire dalla Macro-regione adriatica ionica. Una strategia che coinvolge le regioni e gli stati che si affacciano sull’Adriatico, con l’obiettivo comune di uno sviluppo equilibrato e sostenibile. Un percorso nuovo, in via di costruzione, che però contiene già visioni ed opportunità che ci devono spingere come Regione ad un ruolo di protagonisti attivi.

E ancora, pensando alla politiche europee di crescita, la Smart specialization strategy, che ha come obiettivo quello di valorizzare le eccellenze ed i settori di mercato più competitivi e con nuove potenzialità di sviluppo imprenditoriale. Questa strategia, che è  richiamata più volte nella programmazione regionale dei fondi strutturali, può rappresentare una delle chiavi anche di quella rinascita della manifattura e del tessuto economico emiliano romagnolo che vogliamo fino in fondo perseguire e stimolare.

Io credo, e mi avvio alla conclusione, che i prossimi anni saranno determinanti per il futuro del progetto europeo.

La crisi, lo sappiamo tutti, ha messo fortemente in discussione il percorso di integrazione europea.

Si sta esasperando sempre di più la frattura tra chi vede nell’Europa una delle cause della crisi che ci attanaglia e chi invece crede che l’Europa possa ancora rappresentare un percorso di crescita, benessere e pace per i cittadini e i territori.

Noi come Partito Democratico, il partito che governa questa regione, crediamo fortemente in un progetto europeo rinnovato e rifondato, che si basi sui valori dell’equità e del rispetto, e che veda al centro i territori e le regioni.

L’Europa delle regioni e delle diversità che si completano. Di cui l’Emilia-Romagna può e vuole essere cuore pulsante e propositivo.

Lia Montalti : Welcome !

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