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Il mio intervento alla Sessione Europea dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna del 28/10/2020.

Grazie Presidente,
care colleghe e cari colleghi,
gentili ospiti,
la Sessione europea di quest’anno è differente rispetto a quelle che abbiamo svolto in passato.

Ce lo siamo detti più volte durante la discussione scaturita nelle varie commissioni assembleari.

Dalla crisi pandemica che ha investito in maniere globale le economie e le società e nonostante l’acuirsi inevitabile delle tensioni all’interno delle comunità con una crescente difficoltà da parte dei governi di dare risposte è emersa una nuova Europa.

Una nostra Europa.

Da un sostanziale immobilismo istituzionale europeo, siamo infatti passati alla redazione di piani ambiziosi e da un clima di contrasto (spesso esasperato) tra gli Stati membri ad uno di maggiore cooperazione e supporto.

La logica degli obiettivi ci ha unito: da Next Generation EU al Green Deal, dagli Stati più propositivi a quelli meno inclusivi, il desiderio di rialzarsi e il bisogno di solidarietà hanno creato i presupposti di una Europa che può avvicinarsi di più al progetto dei padri fondatori di Ventotene.

L’Italia è uno dei paesi europei che maggiormente potrà beneficiare di questa nuova fase, se sarà capace di utilizzare al meglio le risorse del Recovery Fund, e più in generale la programmazione legata al nuovo Quadro finanziario pluriennale 2021-2027.

Si apre dunque una nuova fase di politiche e di programmazione europea, che caratterizzerà i prossimi anni, determinando investimenti, risorse ed opportunità, anche per i cittadini e le imprese emiliano-romagnole.

Dovremo far sì che la nostra Regione – divenuta leader per performance nell’utilizzo dei finanziamenti europei – possa essere protagonista e interlocutore di riferimento di Bruxelles e del Governo, con l’obiettivo di giocare un ruolo importante nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nelle politiche di coesione territoriale, così come nella nuova programmazione.

In questa Sessione europea abbiamo un compito preciso: guidare e indirizzare la nostra Regione cercando di individuare e anticipare le scelte e le opportunità che diventeranno cruciali per i territori che rappresentiamo.

E’ una responsabilità e un’opportunità per questa Assemblea Legislativa, in questo momento storico.

Una responsabilità da affrontare cercando di superare le divergenze politiche, e mettendo al centro i territori, le comunità, il tessuto sociale ed economico dell’Emilia-Romagna.

Nelle scorse settimane in ogni Commissione assembleare ci siamo interrogati su quale dovesse essere la posizione politica della nostra Regione, andando ad approfondire il programma di lavoro 2020 della Commissione europea e confrontandolo con le politiche regionali.

Colgo l’occasione per ringraziare i tecnici che con grande competenza hanno predisposto i documenti di lavoro e seguito passo dopo passo tutto l’iter della Sessione, Lara Cirielli, Elisabetta Lucertini per l’assemblea legislativa, Maurizio Ricciardelli e il servizio legislativo della Giunta.

Questo percorso non è un semplice rito, ma rientra nella visione che l’Emilia-Romagna ha, non certo da oggi visto che questa è la dodicesima Sessione Europea, della partecipazione democratica alla formazione e attuazione delle politiche europee, di cui siamo soggetti attivi e partecipi.

Piena espressione di ciò è la Risoluzione, presentata dal Presidente Pompignoli, che contiene le nostre considerazioni rispetto al quadro delle politiche europee e le nostre priorità di lavoro, molte delle quali già anticipate nel Programma di mandato che pochi mesi fa abbiamo discusso proprio qui in Assemblea.

E questo è l’aspetto centrale della Sessione europea, cercare, con concretezza di superare quella narrazione europea che rimane lontana dal territorio, traducendo in politiche e scelte chiare a livello regionale e locale gli obiettivi principali della strategia europea per i prossimi anni: ovvero realizzare un’Europa Verde, Digitale e Sociale.

Il che significa per l’Emilia-Romagna costruire la #SvoltaVerde, condividendo gli obiettivi del Green deal e il principio secondo cui una trasformazione green dell’economia, della società e della nostra quotidianità sia l’unica via percorribile per realizzare il nostro futuro.

Significa perseguire l’obiettivo della neutralità climatica, definendo una governance adeguata che garantisca l’efficacia e la trasversalità degli interventi, assieme ad un adeguato monitoraggio dei progressi, come si prevede di fare attraverso il Patto per il clima e per il lavoro.

Significa lavorare sulla sostenibilità alimentare e sui modelli di consumo, attraverso il sostegno all’agricoltura di qualità, la lotta allo spreco alimentare, l’educazione alimentare, la tutela del territorio, portando avanti ricerca ed innovazione, anche grazie al nuovo PSR.

Significa sostenere l’economia circolare che dovrà crescere cercando di permettere alle imprese emiliano-romagnole di compiere, senza strappi, la transizione green, puntando anche su nuove politiche energetiche che mettano al centro l’efficienza, l’uso di fonti di energia rinnovabile, le bioenergie.

Significa cambiare i modelli di mobilità, andando a ridurre le emissioni climalteranti, e intervenendo con sempre maggiore efficacia nel breve e medio periodo sulla qualità dell’aria, che ancora rimane uno delle criticità più rilevanti dell’area padana. E significa ovviamente programmare le risorse del FESR in maniera coerente con questi obiettivi.

Significa mettere in campo un approccio nuovo alle politiche del lavoro, con la capacità di affrontare la crisi, sostenere la transizione dei settori economici più fragili, dare massimo spazio alle politiche per l’occupazione giovanile, puntando per esempio su un sistema di istruzione e formazione più agile, più green, più vicino al mondo del lavoro.

Significa dare slancio all’agenda digitale regionale, concentrandosi sul sistema infrastrutturale ma anche sul sistema delle competenze, impegnandosi per esempio ad aumentare il numero delle ragazze/donne impiegate nelle materie STEM e promuovendone le professionalità.

Significa non lasciare indietro nessuno, concretizzando l’idea di quell’Europa sociale che oggi è ancora sulla carta, ma sulla quale si stanno facendo grandi passi in avanti, penso per esempio al programma Sure che nei prossimi mesi sarà fondamentale, con i 27 miliardi stanziati per l’Italia, per sostenere i lavoratori, o al confronto in atto al Parlamento Europeo sul salario minimo europeo, sulla costruzione di un reddito minimo di inserimento e di una indennità di disoccupazione europea.

Chiudo con una riflessione doverosa sulle politiche della Sanità.

Ursula Von der Leyen nel discorso del 16 settembre scorso al Parlamento Europeo ha sottolineato la necessità di una sanità pubblica più forte all’interno del territorio europeo, che deve varcare anche i confini delle singole regioni e dei singoli stati, puntando su una più stretta cooperazione europea in campo sanitario, sul versante della ricerca, su quello dello sviluppo di nuove terapie e di nuovi farmaci, sul versante delle professionalità, senza le quali non dobbiamo più dimenticarcelo non esiste la Sanità.

Le risorse che l’Unione europea metterà in campo potranno fare la differenza per aiutare il nostro sistema sanitario regionale ad innovarsi e anche a strutturare e ad irrobustire tutti quei servizi che possono andare nella direzione di una maggiore prossimità al territorio e ai pazienti.

Mi riferisco per esempio all’health care 4.0, una frontiera che da FUTURIBILE sta diventando sempre più realizzabile.

In una Sanità moderna, sostenibile, innovativa possono esserci opportunità di sviluppo, posti di lavoro, miglioramento della qualità della vita, crescita e coesione.

E come Emilia-Romagna possiamo in questo ambito, forti di esperienza e competenze, candidarci come regione capofila a livello europeo per sperimentare nuovi modelli sanitari e socio-sanitari, che diano risposta alle esigenze di una popolazione che invecchia, e al contempo ad un sistema di servizi in cui la qualità della vita e la prevenzione siano sempre più integrate nelle politiche sanitarie.

Le politiche che ho provato a delineare sono solo una parte dei tanti temi, che abbiamo affrontato in questa Sessione europea.

E c’è una certezza che emerge dalle riflessioni che insieme abbiamo condiviso.

Questa sessione comporta molto, perché chiederà un impegno reale, costante, fatto di competenze non improvvisate.

Questa sessione conta molto, perché se saremo conseguenti porteremo l’Emilia-Romagna ad un cambiamento senza precedenti, in un momento in cui per poter ripartire, bisogna avere valori chiari e idee forti.

Questa sessione chiede tutto. Coraggio per infondere coraggio. Idee per favorire idee. Investimenti per portare investimenti. Lavoro per dare lavoro.

Questa sessione, care colleghe e cari colleghi, è il futuro.

E il futuro ce lo prendiamo qui e oggi per portarlo sui nostri territori e nelle nostre comunità.

Buon lavoro.

Lia Montalti : Welcome !

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