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Quando alcuni mesi fa ci è stato chiesto di esprimere in Assemblea Legislativa una posizione sul referendum abbiamo deciso di entrare nel merito della questione, ci siamo espressi contro l’eccessiva liberalizzazione che il Governo aveva previsto con lo Sblocca Italia, e abbiamo con forza chiesto di modificare l’articolo 38 dello “Sblocca Italia”, e le normative energetiche correlate, mettendo dei paletti chiari alle trivellazioni (qui trovate il documento completo che abbiamo approvato ).

Il confronto che la nostra Regione ha aperto col governo ha portato a casa risultati importanti approvati nell’ultima Legge di stabilità (e a seguito di queste modifiche sono anche decaduti gli altri quesiti referendari). Provo a citarvene alcuni, ma poi a questo link trovate tutte le modifiche nel dettaglio (documento Pd regionale):

  1. Divieto di nuove trivellazione nelle aree marine protette e nel raggio delle 12 miglia (e rafforzamento attraverso il Collegato ambientale del rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale sulle autorizzazioni già rilasciati, con maggior controllo e sicurezza),

  2. L’eliminazione del carattere strategico, di indifferibilità e urgenza delle c.d. attività upstream. Tali attività conservano solo carattere di pubblica utilità;

  3. E’ stata esclusa la procedura di intervento sostitutivo della Presidenza del Consiglio per l’adozione di determinazioni statali  in materia energetica quando con ci sia assenso o intesa da parte delle Regioni

Come Regione abbiamo scelto la strada del confronto col governo e questo ci ha permesso di portarci a casa dei risultati chiari. Potevamo seguire la strada degli slogan facili SI – NO (che tra l’altro sono anche più semplici da comunicare) invece abbiamo scelto di entrare nel merito e lavorare per cambiare quello che non ci andava bene.

Se mi avete letto fino a qui vi chiedo qualche altro minuto per alcune considerazioni in più sul futuro perché questo Referendum non deve essere una occasione per i soliti giochi politici, ma una occasione per fare una riflessione più ampia sul nostro sistema energetico, su quanto dipendiamo da fonti fossili, prevalentemente provenienti dall’estero, e su come non abbiamo ancora una strategia energetica nazionale.

Purtroppo non possiamo pensare che un semplice SI modifichi la situazione complessiva.

Il “SI” è totalmente inefficace se, al contempo non si creano i presupposti per sostituire le fonti fossili con altre fonti energetiche. Ed è proprio per questo motivo che mi trovo ad avere una posizione critica e tiepida nei confronti di questo Referendum.

Leggendo il dibattito di questi giorni mi verrebbe a volte da urlare: Mobilitiamoci sul tema energetico, per la sostenibilità, per l’ambiente, non solo il 17 aprile, ma 365 giorni all’anno!!!

Il silenzio assordante che c’è stato sulla stampa e nel dibattito politico rispetto alla Conferenza del clima COP21 a Parigi di dicembre è un esempio di quanto poco, normalmente, interessino energia e ambiente alla maggior parte all’opinione pubblica, alla politica, alla stampa etc.

Abbiamo un gran bisogno di una strategia energetica nazionale che indichi strumenti ed interventi concreti per diventare meno dipendenti dalle fonti fossili. Abbiamo bisogno di tracciare il nostro percorso di transizione, per poter smettere di utilizzare le fonti fossili. Ed allo stesso tempo dobbiamo essere in grado di modificare le abitudini quotidiane, perché la transizione passa anche dalle nostre scelte normali, con una mobilità più sostenibile, cambiando approccio ai consumi energetici e all’uso di risorse, scegliendo uno stile di acquisto differente.

E la politica deve finalmente iniziare a fare delle scelte guardando al futuro, anche quando conviene poco nell’immediato.

E proprio per questo una proposta che vorrei fare agli altri rappresentanti politici ed istituzionali del territorio è quella di candidare la futura Area Vasta Romagna, come capofila a livello nazionale, per la transizione energetica, costruendo un Piano strategico della Romagna che abbia come valori di riferimento il consumo zero di suolo, il principio della rigenerazione urbana, l’efficienza energetica e la produzione di energie rinnovabili, la mobilità sostenibile. Un piano strategico che definisca alcuni grandi progetti comuni, su cui far convergere risorse e competenze pubbliche e private, sul quale insieme interpellare l’Europa, intercettando programmi e finanziamenti europei.

Una proposta per passare da un SI, facile, che alla fine non cambia nulla se non la provenienza del combustibile fossile che consumiamo, a un impegno per abbandonare concretamente il fossile e finalmente ragionare sul nostro futuro.

Se il wellness, la sostenibilità, la qualità della vita e l’innovazione sono i valori condivisi su cui sempre di più vogliamo caratterizzare la Romagna, dobbiamo fare della sostenibilità e della transizione energetica il filo rosso attraverso cui definire i grandi progetti e le scelte comuni.

Lia Montalti : Welcome !

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