Seleziona una pagina

   Investiamo sui territori e le comunità

“Sostegno, tramite azioni di prevenzione e altre politiche attive, agli interventi locali di sicurezza ambientale, sociale e urbana. Lo chiediamo con una risoluzione, che ho depositato oggi come prima firmataria, e soprattutto vogliamo concretizzarlo con le risorse del Bilancio 2017 della Regione Emilia-Romagna, appena approvato” spiega la consigliera regionale PD Lia Montalti.

“Con un emendamento al bilancio, di cui, anche in questo caso, sono prima firmataria, mettiamo a disposizione 300mila euro in più per le politiche di sicurezza urbana, che si vanno a sommare ai 500mila euro già previsti, portando a complessivi 800mila euro i fondi a disposizione” spiega la consigliera.

“Le politiche di sicurezza vanno affrontate da più punti di vista attraverso iniziative di prevenzione sociale e ambientale, con la riqualificazione di aree degradate, con misure di inclusione sociale, e anche puntando su interventi infrastrutturali, come quello dell’installazione di un sistema di telecamere diffuso. Bisogna anche lavorare su una sempre maggiore sinergia e integrazione tra i vari livelli istituzionali. Per avere politiche di sicurezza più efficaci dobbiamo investire sempre più sui territori, sulle comunità, e anche sui comuni” afferma Montalti.

Negli ultimi due anni la Regione Emilia-Romagna ha promosso 74 Accordi di programma coinvolgendo Comuni, Unioni, università e altri enti, e di cui anche il Comune di Cesena ha beneficiato grazie al contributo di 220mila euro per la video sorveglianza.

“È importante anche affrontare il tema degli spazi urbani, della loro riqualificazione e vivibilità. Nel bilancio 2017 – richiama Montalti, citando un altro emendamento da lei sottoscritto – abbiamo previsto 930 mila euro in più che serviranno a riqualificare piazze e borghi emiliano-romagnoli grazie alle partnership tra enti pubblici ed esercenti privati. E l’elemento relativo alla qualità degli spazi urbani, anche in ottica di sicurezza, potrà essere inserito nella futura legge urbanistica”.

“La sicurezza è un diritto primario – dice Montalti – ed è evidente come la crescita della domanda di sicurezza sia comune a tutte le realtà urbane di grande, media e piccola dimensione. Proprio per questo, rifuggendo da soluzioni semplicistiche, vogliamo mettere in campo risorse e strumenti che rivolgano l’attenzione alla dimensione sociale e di comunità, puntando su questi elementi per sviluppare interventi di prevenzione e quella vicinanza alle persone e alle loro esigenze utili a non fare sentire nessuno solo” conclude la consigliera PD.

>>il testo della risoluzione:

Risoluzione

L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna

Premesso che

La sicurezza è un bene pubblico da tutelare, e partecipa a comporre una dimensione fondamentale della qualità urbana.

La definizione giuridica adottata dalla legislazione nazionale, nel precisare in cosa debba consistere la sicurezza urbana, rimanda ad un articolato complesso di fattori che sollecitano la responsabilità delle autorità locali nella promozione della coesione sociale, nella riduzione delle ineguaglianze urbane, nello sviluppo di un ambiente costruito attento alla qualità urbana e di un uso dello spazio pubblico inclusivo e costruttivo, nonché nella promozione di un presidio attento e rigoroso del rispetto delle regole che governano la vivibilità della città.

Pur non essendo esaurito il dibattito su quali siano i livelli di competenza politico-amministrativa più idonei per far fronte alle diverse dimensioni che compongono il tema sicurezza urbana, certamente è condivisa la necessità che ci sia il concorso e la collaborazione di più soggetti istituzionali per contribuire a costruire le migliori condizioni di sicurezza dei cittadini a livello locale.

Il D.P.C.M del 12 settembre 2000 all’art. 7 Collaborazione tra Stato, Regioni e enti locali dispone che “lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali collaborano in via permanente, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, al perseguimento di condizioni ottimali di sicurezza delle città e del territorio extraurbano e di tutela dei diritti di sicurezza dei cittadini, nonché per la realizzazione di specifici progetti di ammodernamento e potenziamento tecnico-logistico delle strutture e dei servizi di polizia amministrativa regionale e locale, nonché dei servizi integrativi di sicurezza e di tutela sociale, agli interventi di riduzione dei danni, all’educazione alla convivenza nel rispetto della legalità.

Inoltre all’art.3 viene enunciato che “Il Ministro dell’Interno, nell’ambito delle sue attribuzioni, promuove le attività occorrenti per incrementare la reciproca collaborazione fra gli organi dello Stato, le Regioni, le Amministrazioni locali in materia, anche attraverso la stipula di protocolli d’intesa o accordi per conseguire specifici obiettivi di rafforzamento delle condizioni di sicurezza delle città e del territorio extra-urbano”.

Con la riforma del titolo V della Costituzione, nel 2001, alla Regione è stato attribuito dal legislatore costituzionale il potere legislativo in materia di polizia amministrativa locale, che esercita dal 2003 con la Legge Regionale del 4 dicembre, n.24 “Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza”, attuando il coordinamento delle Polizie Municipali e Provinciali attraverso l’Area polizia locale e la promozione delle politiche di sicurezza urbana e di prevenzione della criminalità e del disordine urbano diffuso attraverso l’Area Sicurezza Urbana e Legalità sempre del Gabinetto del Presidente della Giunta regionale.

Nella Sentenza n.134 del 2004 la Corte Costituzionale non ha escluso che si possano sviluppare “auspicabili forme di collaborazione tra apparati statali, regionali e degli enti locali volti a migliorare le condizioni di sicurezza dei cittadini e del territorio, sulla falsariga di quanto ad esempio prevede il D.P.C.M. 12 settembre 2000, il cui art. 7, comma 3, in relazione al comma 1, dispone che il Ministro dell’interno promuove «le iniziative occorrenti per incrementare la reciproca collaborazione» tra organi dello Stato e regioni in tema di «sicurezza delle città e del territorio extraurbano e di tutela dei diritti di sicurezza dei cittadini». Ma le forme di collaborazione e di coordinamento che coinvolgono compiti e attribuzioni di organi dello Stato non possono essere disciplinate unilateralmente e autoritativamente dalle Regioni, nemmeno nell’esercizio della loro potestà legislativa: esse debbono trovare il loro fondamento o il loro presupposto in leggi statali che le prevedano o le consentano, o in accordi tra gli enti interessati”.

 Dato che

Le Regioni si sono attivate per porre in essere attività in grado di svolgere un ruolo di dialogo e coordinamento con lo Stato che si caratterizzasse come servizio alle realtà amministrative locali.

La Regione Emilia-Romagna, come capofila, ha avviato nel 1994 il progetto Città sicure, dando alla luce progetti di sicurezza urbana e di prevenzione dei fenomeni criminali, sviluppo e coordinamento della polizia locale, studi e ricerche. Questo ha permesso di realizzare sul territorio nazionale, regionale ed europeo una rete di relazioni con amministratori, università, associazioni, prefetture, questure, corpi di polizia locale.

Nel 1996, anche per iniziativa della Regione Emilia-Romagna, è stata costituita la sezione italiana del Forum Europeo per la Sicurezza Urbana, associazione che riunisce oltre 270 città ed Amministrazioni pubbliche locali europee con il fine di innovare le politiche di sicurezza urbana facendo perno sulle città e su un approccio globale ai problemi della sicurezza. La Regione Emilia-Romagna ha assunto il coordinamento tecnico nazionale del FISU – Forum Italiano per la Sicurezza Urbana.

La Regione Emilia-Romagna, con la Legge Regionale n. 3 del 21 aprile 1999, è stata la prima regione italiana a legiferare in materia di sicurezza urbana.  La L.R. 3/1999 è stata successivamente sostituita dalla  Legge Regionale n. 24 del 4 dicembre 2003, con la quale l’Emilia-Romagna si è fatta promotrice e sostenitrice della produzione di un sistema integrato di sicurezza urbana a livello regionale.

Nel 2000 la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha siglato con la Presidenza del Consiglio una Intesa Istituzionale di Programma concretizzatasi in un Accordo in materia di sicurezza urbana. I principali terreni di collaborazione disciplinati da tale accordo sono: i sistemi informativi, al fine di rendere più ricca e completa la lettura dei fenomeni che determinano le condizioni di sicurezza delle diverse zone della regione; la messa a punto di sale operative congiunte e coordinate tra Forze di Polizia e i Corpi di polizia locale; la formazione e l’aggiornamento professionale congiunto tra i corpi nazionali e locali; la promozione e realizzazione, con il concorso finanziario della Regione, di progetti pilota volti al miglioramento di problemi di sicurezza o finalizzati alla valutazione dell’impatto in termini di sicurezza di grandi interventi infrastrutturali.

Con la legge regionale n. 3 del 2011, Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile, la Regione ha definito un solido sistema di riferimento, omogeneo su tutto il territorio, avviando un percorso di cooperazione istituzionale con altri enti – in primo luogo con il sistema delle autonomie locali – con l’associazionismo e il volontariato, con le associazioni imprenditoriali, con il sistema scolastico e con gli organi che hanno competenza in materia di prevenzione del fenomeno e promozione.

Nell’ultimo biennio sono stati perfezionati 26 accordi di programma in materia di sicurezza urbana, in attuazione della Legge Regionale 24/2003, che prevede misure di supporto per interventi volti al miglioramento di rilevanti problemi di sicurezza, di conflitto o di disordine urbano diffuso. Tali accordi hanno interessato 21 amministrazioni comunali e 5 Unioni, per un ammontare complessivo di finanziamento regionale di oltre 1.340.000 euro.

Nell’ultimo biennio sono stati sottoscritti 48 nuovi Accordi di programma in attuazione della L.R.n3/2011, che hanno interessato 34 amministrazioni comunali, sei Unioni, sette tra istituti scolastici e Università della regione ed un Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità per un ammontare complessivo di finanziamento regionale di oltre 800.000 euro.

Ed inoltre è stata istituita la Consulta regionale per la prevenzione del crimine organizzato e mafioso e per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile.

Infine il 26 ottobre scorso l’Assemblea Legislativa ha approvato il Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili, che rafforza il ruolo della Consulta regionale per la legalità, individua la struttura che svolge funzioni di Osservatorio e i suoi interlocutori, istituzionali e non, e ripropone con lievi modifiche le disposizioni relative a un centro di documentazione. Prevede la predisposizione di un Piano integrato delle azioni regionali, annuale, che indicherà le risorse finanziarie e organizzative tenendo conto delle analisi svolte dall’Osservatorio regionale delle indicazioni della Consulta per la legalità. Introduce anche nuove disposizioni in materia di ambiente e sicurezza territoriale, per controlli più efficaci anche promuovendo accordi con le autorità e i nuclei specializzati nella vigilanza, prevenzione e repressione delle violazioni in materia ambientale e nella tutela del patrimonio naturale e forestale.

Visto che

La sicurezza è un diritto primario, e la crescita della domanda di sicurezza è comune a tutte le realtà urbane di grande, media e piccola dimensione.

Nel passato accentuare la capacità di analisi del territorio, di intervento rapido e di anticipazione dei problemi si è dimostrata strategia vincente; inoltre modelli predittivi possono fornire elementi di valutazione agli operatori di polizia per intervenire nelle zone e nelle fasce orarie più a rischio, e alle amministrazioni locali per proteggere le aree e le abitazioni più minacciate.

Considerato che

Le politiche di sicurezza integrata sono finalizzate al benessere delle comunità perseguito con misure che interessano trasversalmente i diversi ambiti delle politiche settoriali: da quella socio-sanitaria a quella urbanistica, dal settore della formazione professionale a quello di assistenza alla persona.

Politiche integrate contemplano quindi sia interventi di contenuto, sia iniziative di prevenzione situazionale, sociale e ambientale rivolte all’affermazione dell’educazione della legalità e alla convivenza civile, alla riqualificazione di aree degradate, al sostegno di misure di riduzione del danno e di inclusione sociale.

Impegna la Giunta Regionale a

Sostenere sia interventi di prevenzione ambientale che azioni di prevenzione sociale e comunitaria.

Supportare le amministrazioni locali negli interventi volti a migliorare la gestione dello spazio pubblico e a favorire la mediazione dei conflitti tra gruppi sociali diversi, a sensibilizzare i residenti rispetto ai rischi del proprio quartiere e al coinvolgimento nella soluzione di problemi sicurezza (ad esempio facendo ricorso a programmi di controllo di vicinato o con iniziative di prevenzione delle truffe).

Favorire, anche con il supporto del Forum italiano per la sicurezza urbana, la formazione di base nell’ambito delle competenze tecnico-amministrative proprie degli EE.LL. nel campo della sicurezza urbana e della prevenzione della criminalità e del disordine diffuso.

Promuovere attività di collaborazione con le autonomie locali, in relazione alla specificità dei contesti territoriali, che contribuiscano ad elevare i livelli di sicurezza e vivibilità urbana.

Investire nella ricerca sulla criminalità ed il disordine urbano diffuso e sulla percezione di insicurezza per orientare le politiche preventive.

Promuovere l’integrazione tra politiche di sicurezza urbana e politiche sociali rivolte al sostegno ed all’integrazione delle aree sociali marginali.

Favorire la prevenzione della criminalità e del disordine urbano attraverso l’inserimento di criteri di sicurezza nella progettazione urbanistica e degli edifici, in coerenza con la normativa europea in materia approvata dal Comitato Europeo di Normalizzazione (CEN), anche alla luce del percorso relativo alla nuova legge urbanistica regionale.

Incoraggiare, fermo restando la competenza in materia di ordine e sicurezza pubblica dello stato, l’azione congiunta di più livelli di governo, tramite iniziative organiche e collaborazione dei sistemi informativi, al fine di garantire la coerenza complessiva del sistema.

 

Lia Montalti : Welcome !

Authorize

Password persa

Registrati

Please contact the administrator.