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“Le politiche di sicurezza devono essere affrontate – interviene nel dibattito pubblico Lia Montalti, consigliera regionale PD – attraverso una molteplicità di soluzioni: investendo su progetti di prevenzione sociale e ambientale, sulla riqualificazione di aree degradate, sulla prevenzione e sulle misure di inclusione sociale, e anche su strumenti innovativi, come un sistema di telecamere diffuso. E puntando su una forte collaborazione tra tutti i livelli istituzionali. La Regione ha finanziato negli ultimi due anni 80 progetti di Comuni ed Unioni, tra cui il progetto di telecamere del Comune di Cesena. Anche nel bilancio 2017 sono state inserite risorse importanti per le politiche di sicurezza, con un emendamento di cui sono stata proponente”.

“Ieri abbiamo rinnovato l’impegno sul versante della sicurezza approvando, con i voti del PD, una risoluzione in Assemblea Legislativa. Purtroppo abbiamo dovuto registrare il disimpegno delle altre forze politiche, che si sono trincerate dietro un’unica proposta: quella di portare l’esercito nelle nostre città. E da cesenate – rimarca Montalti – mi dispiace che durante il confronto in aula il consigliere Pompignoli abbia fatto emergere una immagine di Cesena distante dalla realtà, affermando che per combattere la microcriminalità presente nel nostro territorio sia necessaria la presenza dell’esercito sulle strade”.

“L’Esercito lo chiedono oggi i marchigiani e gli abruzzesi che devono affrontare una nuova emergenza. Chi invece lo invoca per militarizzare le nostre città, come fa la Lega, incapace peraltro di avanzare altre proposte, non dimostra solidarietà verso chi vive situazioni gravissime né verso le forze dell’ordine impegnate quotidianamente sul territorio, alle quali, come PD, ribadiamo sostegno e collaborazione.” è la dura risposta di Montalti a Massimiliano Pompignoli.

“Il consigliere Pompignoli tra l’altro dimostra di conoscere poco il funzionamento dell’operazione ‘Strade sicure’. L’esercito può essere infatti utilizzato solo in caso di grave emergenze, e inoltre i militari impiegati in ‘Strade sicure’ non hanno il potere di arrestare direttamente persone reputate responsabili di aver commesso un reato, ma possono semplicemente segnalare individui sospetti alle forze dell’ordine”. “Non è con interventi spot e militarizzazione del territorio che possiamo rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini. – conclude la consigliera – Ma è incoraggiando l’azione congiunta dei vari livelli di governo, sostenendo i progetti dei Comuni e del territorio, intervenendo sulle aree degradate delle nostre città, lavorando all’integrazione dei sistemi informativi, intervenendo sulle fragilità sociali, e soprattutto avendo una visione trasversale ed intersettoriale delle politiche di sicurezza. Solo in questa maniera possiamo stare vicino ai cittadini, dando risposta ai loro bisogni quotidiani e concreti”.

 

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