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Cari amici,
la corsa è stata lunga e l’impegno che ci abbiamo messo tantissimo.
Abbiamo provato a raccontare la riforma istituzionale, entrando nel merito, parlando con le persone, andando in piazza, nei circoli, di fronte ai supermercati, oltre gli schermi e la dinamica, a tratti inquietante, dei social.

Purtroppo il 5 dicembre ci siamo risvegliati in un’Italia che alle riforme ha detto NO. Abbiamo ancora le Province (con competenze e senza soldi), il Senato col bicameralismo paritario, l’articolo V con le competenze concorrenti stato-regioni, il CNEL etc. etc.

Abbiamo perso, noi che abbiamo sostenuto il SI, ma soprattutto, e questo fa molto più male, ha perso il nostro Paese una opportunità di cambiamento di cui aveva bisogno.

E poi dopo la sconfitta c’è stato il susseguirsi degli eventi. 
Le dimissioni di Renzi e il governo Gentiloni. 
Ho apprezzato e sostenuto il gesto, serio, di Renzi, di fare un passo indietro. E ho compreso l’inevitabile necessità di un nuovo governo per accompagnare questa fase in cui prima di tutto dotarci di una nuova legge elettorale. 

Come tanti spero che questa fase di responsabilità si chiuda rapidamente e che si vada presto al voto, passando però per una fase di confronto serio e costruttivo all’interno del Partito Democratico.

Ho preferito in questi giorni mantenere un basso profilo, non mi avete visto iper-attiva sui social, pronta al commento rapido. 
Ritengo infatti che anche in questo tempo, in cui bisogna sempre essere veloci per definizione, ci voglia un tempo per capire, osservare e sopratutto per chiedersi:
Da dove ripartiamo??

Ripartiamo dalla grande partecipazione al voto e dal risultato positivo ottenuto nei nostri territori. Penso in particolare a Cesena dove si è registrata una affluenza alle urne del 79,5%, prima città in Italia (59.300 votanti), di cui 31.753, pari al 53,9% si sono espressi per il SI, segno di come la cultura riformista sia presente e radicata nella nostra città. 

Ripartiamo anche (e sopratutto!!) da quello che non è andato. Dalla richiesta pressante di risposte su temi importanti per la vita e la quotidianità delle persone, a partire dall’occupazione giovanile, dall’attenzione per le periferie, alla lotta alle povertà. I segnali che ci sono arrivati sono chiari. Su questi ambiti bisogna lavorare costruendo proposte concrete ed efficaci (Proprio ieri e ve ne parlerò di seguito nella newsletter abbiamo approvato, prima regione in Italia, la legge che istituisce il Reddito di solidarietà, un sostegno concreto alle persone e ai nuclei famigliari che si trovano in una condizione di povertà)

Ripartiamo dalle persone, da tutti coloro che si sono attivati sostenendo il SI perché credono che anche il nostro Paese possa cambiare (in meglio) e che si possa far politica e impegnarsi non contro qualcuno ma per la comunità.

Ripartiamo dal Partito Democratico, che rimane l’unico partito riformista italiano. Un partito fatto di donne e di uomini, con regole democratiche, non un movimento opaco il cui destino è legato ad una società privata di comunicazione. Un partito che ha i suoi luoghi di confronto, a partire dai circoli diffusi nel territorio, una grande risorsa per fare una politica che sia davvero legata ai territori e alle persone.

Ripartiamo da uno stile che è quello di guardare in faccia le persone, senza nascondersi dietro uno schermo (non ci vergogniamo di quello che pensiamo e non abbiamo bisogno di troll con false identità che insultano e aggrediscono l’altro su fb). Uno stile che è quello di metterci la faccia, entrando nel merito delle questioni, facendo proposte, senza avere paura, anche quando la partita è difficile e si può perdere.

So che tanti di voi, come me, hanno creduto nella partita referendaria, hanno speso tempo, passione, relazioni. 
Ci hanno messo la faccia fino in fondo. E so che la delusione è stata tanta.
Ma questo non è il momento per tornare a chiudersi, per i giochetti di parte e le strategie da salotto. 

 
Questo è il momento di partecipare e fare politica, in maniera sana, concreta, a viso aperto. Non sarà semplice, ma quando mai cambiare lo è stato?!? Con speranza e passione. 
Un caro saluto,

Lia


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