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Approvata in Assemblea Legislativa la prima legge regionale sulla mobilità ciclabile

Approvata oggi in Assemblea Legislativa la prima legge regionale sulla mobilità ciclabile

Pochi giorni fa è stato presentato il primo rapporto di Legambiente sulla mobilità ciclabile e c’è un dato fra tutti che va evidenziato: il fatturato generato ogni anno dagli spostamenti in bicicletta è valutato da Legambiente in 6 miliardi 200 milioni di euro. Questo, applicando all’Italia la medesima metodologia utilizzata a livello europeo per la ricerca sui benefit della mobilità nei 28 paesi dell’Ue realizzata dalla European Cyclists Federation.

In quei 6 miliardi troviamo voci importanti, a partire dal valore di prevenzione per le politiche sanitarie dato dall’utilizzo della bici che viene stimato in un miliardo di euro, i benefici per la salute dei bambini che vengono stimati in 900 milioni di euro, il cicloturismo pari a 2 miliardi di euro e l’industria ciclistica 1 miliardo e 100 milioni (di cui l’Italia si conferma il maggior produttore europeo con il 18% del mercato). Senza contare gli effetti dal punto di vista della riduzione dei gas serra, degli impatti ambientali, dei minor interventi infrastrutturali e della riduzione in termini di consumo di carburante.

Ho citato le cifre in dimensione macro e vi invito a leggere il rapporto per entrare nel dettaglio e nelle valutazioni anche che hanno portato a dimensionare dal punto di vista economico quei valori.

Sempre nel rapporto di Legambiente vengono individuate le città, in particolare i capoluoghi che a livello nazionale possono essere presi da riferimento per le politiche ed i progetti messi in atto sulla mobilità ciclabile. Tra le prime 12 ben 6 sono città della nostra regione, città in cui la media di spostamenti in bici, sul totale degli spostamenti urbani, raggiunge il 25-27%, questo a fronte del dato medio nazionale che si attesta attorno al 3% e di quello regionale che si attesta al 5%. 

Parto da questi elementi perché la prima legge regionale sulla mobilità ciclabile che ci apprestiamo ad approvare, contiene al suo interno questa visione ampia ed integrata del muoversi in bici. 

Una visione in cui muoversi in bicicletta rappresenta sia una scelta di mobilità sostenibile, sia una opportunità per la comunità regionale dal punto di vista delle politiche per la salute e di prevenzione, della qualità della vita, dell’educazione e della promozione e dell’attrattività del territorio dal punto di vista turistico. La nuova legge regionale si pone l’obiettivo di raddoppiare entro il 2020 il numero di emiliano-romagnoli che sceglie la bicicletta per i propri spostamenti quotidiani. Questo significa mettere in campo interventi di natura infrastrutturale aumentando e migliorando dal punto di vista della sicurezza e della fruibilità le piste ciclabili. E per far questo la regione stanzierà 25 milioni di euro per finanziare interventi di completamento, messa in sicurezza e realizzazione di nuove piste.

Nel percorso fatto in commissione mi sono fatta portavoce di alcune proposte che ritengo utili per migliorare le infrastrutture ciclabili. Da un lato quella di inserire negli strumenti di pianificazione, non solo comunali ma anche provinciali, o di area vasta, la mappatura e l’individuazione di una rete coerente e completa di piste ciclabili, e questo per superare la realizzazione di interventi frammentati e limitati, che impediscono spesso la scelta di muoversi in bicicletta anche tra comuni e territori limitrofi. Sempre per il medesimo motivo ho anche proposto la possibilità di realizzare i PUMS (piani urbani per la mobilità sostenibile) non solo a livello comunale, ma anche di unione dei comuni.

Non basta però realizzare una rete capillare di piste ciclabili. Bisogna puntare anche sulla qualità della progettazione. In questo senso ho proposte di inserire nel testo di legge l’individuazione di un referente tecnico del PUMS in quei comuni che se ne dotano, e anche di attivare, nell’ambito del tavolo regionale sulla mobilità ciclabile, un momento di confronto tecnico per lo scambio delle buone pratiche tra enti locali e per aumentare sempre di più la qualità delle nostre piste ciclabili.

Ma per aumentare davvero l’utilizzo della bicicletta c’è un lavoro integrato da fare, non rivolto solo al tema infrastrutturale, ma ad una visione complessiva del muoversi nelle nostre città e nel nostro territorio che metta al centro la mobilità dolce, dandogli la centralità e la dignità che merita, perché chi sceglie di lasciare a casa la macchina e muoversi in bicicletta fa una scelta positiva per tutta la collettività.

La legge in questo senso punta su una serie di azioni concrete, come il sostenere la mobilità ciclabile negli spostamenti casa-lavoro e scuola-lavoro, anche con interventi di tipo educativo (i bicibus nei percorsi casa-scuola sono dei progetti utili per insegnare ai ragazzi a muoversi in bicicletta nelle nostre città, invogliarli all’uso della bici ma anche per aiutare le famiglie, spesso preoccupate di fronte agli spostamenti in autonomia dei ragazzi).

Un’ultima riflessione riguarda l’opportunità che la bicicletta rappresenta per la nostra regione dal punto di vista dell’attrattività e del turismo. Uno studio della provincia di Trento ha stimato in circa 100 milioni di euro all’anno gli introiti turistici generati dai suoi 400 km di piste ciclabili. È possibile applicare il dato di Trento (opportunamente ridotto del 25% per prudenza) ai circa 1400 km di piste ciclabili della regione Emilia-Romagna, e il valore che ne emerge è di un potenziale introito regionale derivate dal cicloturismo di 260 milioni l’anno. E questo senza considerare progetti importanti che sono appena stati finanziati e che si stanno realizzando come la ciclovia del sole, la ciclovia vento e le ciclovie dei parchi.

Un potenziale enorme dunque, pensando per esempio alla strategia di connessione tra la riviera romagnola e l’appennino (ho ancora negli occhi la Nove Colli e il passaggio della tappa del Giro d’Italia nel cesenate), su cui dobbiamo investire sempre di più.

Ecco con questa legge regionale vogliamo rimettere la mobilità ciclabile al suo posto, tornando a dargli la dignità e il valore che nella storia della nostra terra la bicicletta ha sempre avuto.

L’Emilia-Romagna è infatti la terra della Resistenza fatta dalle staffette partigiane che hanno sfidato il nazifascismo in bicicletta, è la terra dei grandi campioni che in bici ci hanno fatto sognare, penso al mio conterraneo Marco Pantani e a tanti altri. Ma è anche una terra ricca di luoghi fatti per muoversi quotidianamente in bicicletta. Questa è la terra in cui la bicicletta ha fatto da filo rosso, ha accompagnato la vita e le vicende piccole e grandi di tanti emiliano-romagnoli.

Questa legge vuole dunque rinnovare in chiave attuale una grande tradizione ed un grande amore. Perché vogliamo continuare a dire, e soprattutto a dimostrare, che l’Emilia-Romagna è una regione che ha la bicicletta nel cuore

Lia Montalti : Welcome !

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