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Arrivare al 2020 con l’obiettivo della piena digitalizzazione di tutto il territorio emiliano-romagnolo e farlo dando spazio non solo alla dimensione infrastrutturale, ma tutte le applicazioni possibili, a partire dai servizi e dalla relazione tra pubblica amministrazione e i cittadini, fino al tema ampio della cittadinanza digitale. Una Regione al cento per cento digitale dove le persone vivono, studiano e lavorano utilizzando le tecnologie, internet e il digitale in genere, senza che tutto ciò rappresenti un’eccezionalità, senza differenze tra luoghi, cittadini, imprese e città. Questo è il principale obiettivo dell’Agenda digitale dell’Emilia-Romagna.

ADER è il principale strumento di programmazione della nostra Regione e degli Enti locali del territorio per favorire lo sviluppo territoriale della società dell’informazione. Il programma è un concreto contributo al raggiungimento dei traguardi fissati dall’Agenda digitale europea che intende rafforzare la competitività dell’Unione europea puntando su innovazione, sapere ed economia della conoscenza.

La società digitale può rappresentare una grande opportunità per l’economia regionale. Si stima, per esempio, che a fronte di un aumento del 10 per cento di diffusione di internet ci sia un effetto che corrisponde ad uno 0,24 per cento di incremento del PIL, ad un incremento dell’occupazione generale di quasi mezzo punto e ad un incremento di un punto e mezzo sull’occupazione giovanile. Proprio per l’impatto che la dimensione digitale può avere su tutta la comunità regionale, il percorso di creazione dell’ADER si è sviluppato attraverso un confronto articolato: quattro workshop tematici a cui hanno partecipato 164 esperti; nove workshop territoriali a cui hanno partecipato stakeholder, cittadini, imprese, Enti locali, università, scuole e community in un luogo, la Costituente digitale, che può rappresentare la dimensione di elaborazione delle strategie digitali della nostra Regione e con la quale sarà necessario continuare a lavorare per rafforzare sempre di più la dimensione di sistema, di comunità, contenuta all’interno dell’Agenda digitale.

L’Agenda digitale regionale non parte certo da un anno zero. L’Emilia-Romagna è, infatti, tra le regioni italiane che da più tempo ha avviato il percorso per digitalizzare il proprio territorio. Tra i risultati raggiunti, anche grazie al supporto di Lepida, abbiamo il 100 per cento della popolazione raggiunta da banda a 2 megabyte, il 39 per cento con copertura a banda ultralarga da almeno 30 megabyte e l’1,36 per cento con copertura a 100 megabyte; 450 scuole connesse in banda ultralarga; 12.650 cittadini formati con corsi di alfabetizzazione digitale; 115.000 fascicoli sanitari elettronici attivati.

Sappiamo, però, che abbiamo ancora della strada da percorrere per raggiungere l’obiettivo della piena digitalizzazione, ma possiamo contare su risorse e azioni importanti già messe in campo a partire dai 75 milioni di euro già programmati nell’ambito dei fondi strutturali europei destinati all’Emilia-Romagna; 26 milioni previsti nel POR FESR e i restanti proveniente dal PSR.

Lo stanziamento dei 26 milioni nell’ambito del POR FESR ha come finalità quella di estendere, entro il 2020, a tutto il territorio regionale, la copertura della banda ultralarga e in particolare di rendere disponibile al settore produttivo servizi di connettività avanzata che ne favoriscano la competitività sui mercati nazionali e internazionali.

A partire da quest’anno il programma operativo interverrà per l’infrastrutturazione della banda ultralarga a 100 megabyte di almeno duecento aree produttive prive di connettività integrando così gli interventi realizzati dai privati che si concentrano prevalentemente nelle aree urbane a più alto indice di sviluppo.

Gli interventi potranno essere realizzati nelle cosiddette zone bianche classificate periodicamente dal Ministero dello sviluppo, cioè quelle aree dove non sono presenti le infrastrutture per la copertura della banda larga e nelle quali difficilmente verrebbero realizzati degli interventi dai privati. Medesimi criteri sono previsti per i fondi stanziati dal PSR, ma con una priorità ai territori montani.

In questa maniera l’intervento pubblico andrà a colmare gli svantaggi infrastrutturali delle aree produttive di nuova formazione o già esistenti che si trovano in zone svantaggiate, offrendo alle imprese le stesse possibilità di competere sul mercato che hanno coloro che  operano in area ad elevata concentrazione produttiva e quindi favorendo lo sviluppo economico dell’area stessa. Ai 75 milioni di euro già previsti si affiancheranno gli oltre 180 milioni di euro destinati all’Emilia-Romagna attraverso l’accordo quadro tra il Ministero dello sviluppo economico, le Regioni e le Province autonome per lo sviluppo della banda ultralarga sul territorio nazionale.

La nostra Regione potrà, quindi, contare su 255 milioni di euro per intervenire sulle cosiddette aree bianche e investire appunto sulla banda ultralarga. Sono inoltre stati stanziati ulteriori 10 milioni di euro all’interno dell’Asse VI del POR FESR per la creazione di dieci InnovAction Lab nelle aree urbane che dovranno essere integrate alla rete della nuova manifattura (makER) e alla rete della ricerca dell’Emilia-Romagna, diventando veri e propri presidi di innovazione digitale in un’ottica di integrazione con la comunità urbana.

Per completare il quadro delle risorse messe in campo per le dotazioni infrastrutturali dobbiamo anche evidenziare come ai finanziamenti pubblici nazionali e regionali si sommerà il cofinanziamento delle altre pubbliche amministrazioni coinvolte e gli investimenti previsti dagli operatori privati.

L’Agenda digitale, però, affronta non solo la dimensione infrastrutturale, ma la sfida digitale da più punti di vista: il digital divide, l’inclusione digitale, l’amministrazione digitale, l’open government, la concretizzazione delle Smart City, la dimensione Data e ICT.

L’ADER traduce un concetto complesso, come quello dei diritti digitali, in concreti assi di intervento: infrastrutture, dati e servizi, competenza e comunità. Il disegno di ADER mette al centro la persona perché dà a quest’ultima un ruolo attivo.

Si punta allo sviluppo della cittadinanza attiva sul territorio regionale attraverso gli strumenti digitali. Ci troviamo, dunque, di fronte ad un’Agenda digitale regionale che ha come presupposto fondante quello di poter contare su risorse certe per completare la dotazione infrastrutturale regionale, ma che considera questo il prerequisito per affrontare le grandi sfide che la dimensione digitale ci pone. Per noi questo significa da un lato colmare il digital divide territoriale e quindi tra i cittadini e poter garantire a tutti la medesima qualità nell’accesso alle reti con un’attenzione particolare che va rivolta al mondo produttivo, ma anche al sistema scolastico nella sua interezza. Già oggi le scuole connesse con la fibra ottica sono 450 – lo dicevamo – e l’obiettivo è di arrivare al 2020 con il 100 per cento delle scuole coperte dai servizi in banda ultralarga, di cui almeno il 50 per cento collegate in fibra ottica.

Nell’ottica del superamento di quelli che sono gli ostacoli, inoltre, sempre di più la dimensione digitale dovrà caratterizzare la relazione tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione con la capacità di collocarsi in maniera semplice, chiara, accessibile, standardizzata. Solo così davvero fino in fondo potremo vincere la sfida di una pubblica amministrazione vicina alle esigenze delle persone e del mondo produttivo, ma anche accessibile e trasparente perché il digitale, soprattutto quando si tratta di Istituzioni, deve essere uno dei pilastri della dimensione democratica.

Da questo punto di vista entro il 2020 l’obiettivo è quello di avere il 100 per cento dei municipi collegati a banda ultralarga per poter abilitare nuove modalità di lavoro in rete e con lo stanziamento di 6,5 milioni di euro. Sempre pensando ai servizi messi in campo dalla pubblica amministrazione si vuole raggiungere il 75 per cento delle pratiche SUAP online entro il 2023. Anche qui è previsto uno stanziamento importante di 3,5 milioni di euro.

Verrà implementata la Banca regionale del dato per favorire l’individuazione o il riutilizzo dei dati in formato aperto. Naturalmente per digitalizzare la pubblica amministrazione si punterà sulla formazione degli operatori e dei dipendenti pubblici con l’obiettivo di coinvolgerne, sempre entro il 2020, 90.000 in percorsi di e-learning.

Per poter costruire la visione futura è fondamentale valorizzare le professionalità e le opportunità che ci sono e sempre di più ci saranno collegate alla società digitale. Questo significa investire in grandi progettualità, e penso per esempio al progetto Big Data, investire in tutta la dimensione innovativa della ricerca e dello sviluppo anche delle realtà imprenditoriali.

Per quello che riguarda il Big Data, si prevede la realizzazione di quattro Big Data Center con un partenariato pubblico-privato che punteranno sull’efficienza dei servizi e la sicurezza dei dati della pubblica amministrazione. Anche qui è già previsto un investimento di 6,5 milioni di euro entro il 2020. Nella direzione dello sviluppo delle professionalità e dell’imprenditorialità vanno invece i bandi dedicati alle imprese per innovare e competere usando le tecnologie digitali, anche questi fondi europei gestiti dalla Regione con 60 milioni di euro sui quali sono già partiti i primi bandi.

In un’ottica di sviluppo di competenze, inoltre, va sempre più valorizzato e messo in rete quanto viene sviluppato dagli Atenei e dalla rete della ricerca della nostra Regione in termini di innovazione, ricerca e applicazione. Verrà sostenuta la dimensione e lo sviluppo dell’internet delle cose e delle persone, a partire dalla diffusione del Wi-Fi: un punto Wi-Fi ogni 1.000 abitanti, 4.000  punti per un accesso libero e gratuito alla rete internet.

Tutto questo percorso, però, lo dobbiamo portare avanti essendo in grado di mettere l’accento sulla persona, riuscendo a trovare quell’equilibrio tra la dimensione digitale quotidiana in cui sempre di più siamo immersi e la dimensione umana e quindi dovremo sempre grande attenzione al tema dell’educazione e della formazione, sia formazione delle fasce meno alfabetizzate dal punto di vista digitale, penso per esempio al perseguimento del progetto Pane e Internet, sia anche, questo credo che sia uno degli aspetti più sensibili e degni di attenzione, dando spazio alla dimensione dell’educazione dei nativi digitali e delle loro famiglie, accompagnando i ragazzi ad un corretto utilizzo degli strumenti digitali a loro più vicini a partire quindi dai social, educandoli ai rischi e ai pericoli, ma anche alle grandi opportunità che questi strumenti rappresentano. L’educazione dei nativi digitali, dunque, come uno degli elementi di quella cittadinanza digitale che ci richiama a nuove dimensioni e quindi a nuove sfide.

La cittadinanza digitale intesa come estensione naturale, il completamento e l’interpretazione globale delle nuove forme di interazione di vita sociale e politica, l’estensione, dunque, del concetto di cittadinanza che abbiamo fin qui conosciuto. Quindi, attraverso la nostra Agenda digitale, e pensando alla sfida della cittadinanza digitale, oggi noi lanciamo un percorso e cerchiamo veramente di costruire una grande opportunità per i nostri cittadini, le imprese e i nostri territori.”

Lia Montalti,

intervento in Assemblea Legislativa, 24 febbraio 2016

Lia Montalti : Welcome !

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