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Il percorso avviato con l’iter della legge regionale sull’economia circolare e la riduzione dei rifiuti, approvata nell’ottobre scorso, vede oggi, con la discussione in assemblea del Piano regionale di gestione dei rifiuti la conclusione di questa prima fase. La legge prima e il piano poi sono infatti i due strumenti fondanti delle politiche regionali sui rifiuti, le basi da cui nei prossimi mesi e nei prossimi anni la nostra regione cercherà di realizzare in maniera concreta la transizione da una economia di tipo lineare ad una economia di tipo circolare.

Il Piano dei rifiuti contiene e dettaglia gli obiettivi di medio/lungo termine che ci siamo dati con la legge 16. Oggi dunque, attraverso il piano, gli obiettivi di riduzione del 20-25% della produzione pro-capite di rifiuti urbani, di raccolta differenziata al 73%, di riciclaggio di materia al 70%, si traducono in azioni e scelte concrete da attuare entro il 2020.

Ci siamo presi un impegno con i cittadini emiliano-romagnoli e abbiamo tradotto questo impegno in un piano che ci dà la forza di poter costruire nel concreto, partendo dai territori la nostra transizione ad una economia circolare.

Un percorso che è stato improntato al confronto con i territori, con le istituzioni locali, con gli stakeholders, le imprese i lavoratori, a tratti complesso, perché complesse sono le politiche dei rifiuti.

Un confronto complesso anche perché la Regione non si è mai sottratta al dialogo, cercando attraverso il questo dialogo di entrare nel merito delle questioni, e costruendo insieme ai territori proposte e soluzioni.

Frutto di questo dialogo sono stati gli ACCORDI TERRITORIALI per utilizzare in maniera ottimale l’impiantistica, anche in risposta all’art. 35 dello sblocca Italia.

Alcuni paletti chiari li abbiamo voluti mettere: prima di tutto coordinando le disposizioni nazionali con le previsioni della pianificazione regionale e dicendo che accoglieremo rifiuti urbani prodotti in altre regioni solo in casi emergenziali, per periodi limitati nel tempo e a fronte di impegni concreti della Regione verso la quale si va a prestare solidarietà.

In coerenza con questi principi sono stati sottoscritti una serie di accordi: con Iren spa per il bacino gestionale di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, un accordo con Hera spa per il bacino di Forlì e uno con le Amministrazioni interessate all’impianto di termovalorizzazione di Raibano nel Comune di Coriano. Questi accordi hanno consentito di tenere conto delle peculiarità locali e delle istanze delle popolazioni residenti nei territori adiacenti agli impianti in una logica di responsabilità, solidarietà e rispetto delle decisioni assunte su scala locale.

Siamo infatti ben consapevoli che possiamo costruire un sistema regionale basato sull’economia circolare solo se insieme istituzioni, cittadini, imprese condividiamo un percorso, fatto di azioni concrete e di strumenti utili (come per esempio il fondo istituito dalla legge 16, e che già da quest’anno sarà operativo, per poter finanziare i progetti dei comuni e anche diminuire la tassa sui rifiuti ai cittadini dei comuni più virtuosi).

E con lo stile con cui abbiamo affrontato il confronto sulla legge e sul Piano dei rifiuti crediamo sia fondamentale ribadire alcuni impegni che come gruppo del Partito Democratico consideriamo presupposti fondamentali per la corretta implementazione del Piano. Impegni che abbiamo anche tradotto nella risoluzione che poco fa abbiamo depositato in aula.

Prima di tutto il MONITORAGGIO, il controllo e la valutazione delle politiche anche in un’ottica di trasparenza e comunicazione di tutte quelle che sono le informazioni correlate alle politiche dei rifiuti – La complessità dei contenuti del piano richiede che sia accompagnato da un monitoraggio costante e una verifica costante, per poter valutare le politiche attuate, le azioni messe in campo, tutti i dati.

Un monitoraggio annuale, che avrà anche un ulteriore approfondimento degli scenari e delle azioni nella fase intermedia del piano, una attività di valutazione che dovrà essere fatta mettendo in campo tutti gli strumenti necessari, come l’integrazione dei sistemi informativi e l’attivazione di un Osservatorio Costi con il compito di integrare, monitorare ed analizzare le informazioni di tipo territoriale, tecnico ed infrastrutturale correlandole agli impatti economici ed alle conseguenti ricadute tariffarie all’utenza.

A questo proposito una particolare attenzione dovrà essere dedicata all’applicazione della tariffazione puntuale cui il piano attribuisce la parte più rilevante in termini di prevenzione della produzione di rifiuti urbani, anche cogliendo l’opportunità per avviare un percorso di  convergenza sui criteri di assimilazione attivati dai diversi comuni al fine anche di ridurre le complessità per le imprese e per evitare che la riduzione del rifiuto sia raggiunto attraverso meccanismi fittizi quali la deassimilazione.

Il Piano contiene scelte chiare rispetto a quella che è la nostra visione della gestione del servizio, che deve avere al centro la sostenibilità ambientale (cercando un equilibrio anche con i principi di economicità ed industrializzazione), e per quel che concerne lo smaltimento, seguendo la gerarchia comunitaria di gestione dei rifiuti, disincentivando quindi al massimo l’utilizzo della discarica, e privilegiando lo smaltimento in un’ottica di area vasta nell’ambito del bacino unico regionale.

Sapendo dunque che il primo obiettivo è quello della riduzione dei rifiuti (e ribadendo come, anche in attuazione della legge 16 la regione ha già dato vita a numerosi accordi di filiera per la prevenzione ed il riciclaggio dei rifiuti) pensiamo sia fondamentale riaffermare alcuni impegni ai quali sarà importante dare rapidamente attuazione:

  • L’utilizzo dei fondi strutturali europei per accompagnare progetti di innovazione dei processi industriali e di riprogettazione del prodotto che abbiano come finalità la diminuzione dei rifiuti attraverso un minor utilizzo degli imballaggi e lo sviluppo di nuovi materiali sostenibili, in coerenza coi principi dell’economia circolare, consapevoli che questo tipo di innovazione possono essere sia opportunità per creare nuovi posti di lavoro, sia occasioni mettere in campo competenze importanti maturate nelle università e nei centri di ricerca attivi sul territorio regionale.
  • L’attivazione del coordinamento permanente con le associazioni di categoria previsto della legge 16 finalizzato alla individuazione da parte delle imprese dei sottoprodotti per minimizzare la produzione di rifiuti alla fonte;
  • Proseguire inoltre nell’attività di sviluppo degli accordi volontari di filiera (attualmente otto) con lo scopo di coinvolgere i diversi attori nei processi finalizzati alla prevenzione e al riciclaggio delle frazioni, con modalità anche sperimentali;

Infine siamo consapevoli che per poter fino in fondo dare slancio alle politiche previste dalla legge 16 e dal piano dei rifiuti, va rafforzata ATERSIR “l’Agenzia territoriale per i servizi idrici e rifiuti”, non solo perché ad Atersir compete l’attuazione di molte delle disposizioni previste nel piano, con un ruolo strategico per esempio nello sviluppo della tariffazione puntuale, ma soprattutto perché ATERSIR è uno strumento fondamentale per poter accompagnare i territori e i comuni nello sviluppo delle politiche dei rifiuti, a partire dall’azione quotidiana, sino a percorsi ben più complessi come quello delle gare e del controllo del servizio.

Il percorso del Piano rifiuti, lo dicevo all’inizio del mio intervento, è stato lungo e complesso, noi però oggi, con il voto di questa assemblea, non solo mettiamo in campo politiche e obiettivi ambiziosi, ma soprattutto diamo vita strumenti ed azioni concrete per realizzarli. Guardiamo al futuro non solo raccontando come lo vorremmo, o brandendo dei manifesti con i soliti slogan, noi questo futuro, la transizione all’economia circolare, la stiamo, passo dopo passo, costruendo con slancio, responsabilità e convinzione.

Lia Montalti : Welcome !

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